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Il tirreno fa gola ai francesei e noi glielo regaliamo.

Paolo Gentiloni nell’accordo di Caen ha regalato ai transalpini svariati chilometri quadri del nostro territorio. Ora Parigi prova un altro blitz.

Mauro Pili tuona: «L’esecutivo deve revocare l’intesa o saremo sempre a rischio».

Non c’è nulla da fare: alla Francia piace rubare territorio, e ricorda vagamente quel film francese “Nulla da dichiarare” in cui uno degli attori sposta il cartello del confine ogni notte. Purtroppo però non c’è nulla da ridere: Parigi continua a voler prendere grosse fette del nostro mare a largo della Sardegna.

Questa vicenda è già successa l’anno scorso, grazie alla lucidissima azione di Paolo Gentiloni nel regalare (in cambio di cosa?) del “mare nostrum” ai francesi.

L’Europa, solidale e gestita dalla Francia non sembra muovere un dito contro questa nuova consultazione pubblica indetta dal ministero francese della Transizione ecologica e solidale. Tra marzo e giugno di quest’anno, infatti Parigi fa propri ampi specchi d’acqua al di là dei confini delle acque internazionali. La scusa accampata è quella della pianificazione ambientale.

Mauro Pili

Questi tratti di mare sono ricchissimi di pesce, sapientemente gestito dalla Sardegna, ma i “galli” rivendicano la gestione pressoché esclusiva. Mauro Pili giustamente tuona di «scippo del mare a largo della Sardegna» e promette ancora una volta battaglia.

«Le carte francesi sono formalmente corrette perché indicano un trattato in attesa di ratifica che però finché ci siamo noi non arriverà mai», precisa il leghista Claudio Borghi, economista e presidente della commissione Bilancio della Camera.

Il 21 marzo del 2015 quando al governo c’era il distruttivo (per il nostro Paese) Pd di Matteo Renzi fu firmato (con la complicità di molte testate giornalistiche amiche del partito) l’accordo di Caen dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius e dal suo omologo italiano Paolo Gentiloni.

“Se tornasse il Pd a governare quel mare sardo sparirebbe”

Matteo Renzi

«Gentiloni è un traditore», lo definisce Borghi su Twitter, mettendo poi in guardia da eventuali cambi di guardia al governo: «Che gli italiani sappiano che se tornasse il Pd quel mare sparirebbe». Insomma a largo delle coste sarde, toscane e liguri, c’è una vera e propria guerra tra i pescherecci italiani e francesi. Infatti spesso e volentieri i pescherecci d’oltralpe affollano quelle zone italiane.

Quel trattato attualmente ha valore solo per i francesi poichè il governo di sinistra ha subito moltissimi ritardi e (anche grazie all’attivismo di Pili) non l’ha mai convalidato.

La Farnesina conferma che «L’accordo di Caen è stato firmato dopo un lungo negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, per far fronte a un’obiettiva esigenza di regolamentazione anche alla luce delle sopravvenute norme della convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare del 1982. Considerata la sua natura, l’accordo di Caen è sottoposto a ratifica parlamentare e, pertanto, non è ancora in vigore».

I francesi questa volta hanno avuto almeno la decenza di specificare che i limiti raffigurati sono «indicativi» e «sotto riserva di un accordo di delimitazione marittima con un altro Stato». Ovvero “ce stanno a provà con le buone“, ma il fronte italiano per il no è compatto e solido.

Non solo pesci ma anche petrolio.

Nel frattempo, però «L’operazione francese, subdola sin dall’inizio», sostiene Pili nella sua nota, «va avanti anche senza che l’Italia abbia ratificato l’accordo di Caen che prevedeva, arbitrariamente e illegalmente, la cessione alla Francia di ampie porzioni di acque internazionali a largo della Sardegna e della Corsica». Ovviamente, come previsto dall’articolo 4 mai ratificato, la gestione concordata di eventuali giacimenti di risorse naturali (anche petrolio) a cavallo del confine. Questo significa che l’idea francese non è solo di accaparrarsi la risorsa ittica, ma anche di sfruttare senza criterio il sottosuolo con enormi rischi per la fauna e la flora di uno dei posti più importanti per la biodiversità marina.

Claudio Borghi

Un’altra strada tentata dai francesi è stata tentata nel 2018. Al termine della prima consultazione pubblica sulla facciata mediterranea: i francesi avevano utilizzato le mappe con i confini «allargati».

Mauro Pili insieme ai pescatori sardi organizzarono un sit-in di protesta a Santa Teresa Gallura. Questo aveva portato finalmente la vicenda all’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica. La vittoria infatti era stata chiara tanto che i francesi avevano dovuto fare retromarcia: «Sembra che le prime mappe pubblicate online contengano degli errori relativi alla delimitazione marittima con l’Italia: queste mappe errate sono state corrette».

Cosa succede oggi?

Claudio Borghi riferisce alla Verità il suo personale impegno con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi al fine di ribadire il concetto «anche in modo più formale» che il trattato non è in vigore. Per Mauro Pili invece il silenzio del governo Conte (e di buona parte del M5S) è inaccettabile e l’unica soluzione attuabile è quella di stracciare il pessimo accordo di Caen.


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